Still with you
Apr. 23rd, 2021 05:02 pmRating: safe
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La sera è il momento che Taehyung più preferisce in assoluto, da sempre, senza dubbio. C’è qualcosa di speciale nel modo in cui il mondo sembra rallentare solo per qualche ora, dopo le fatiche di un’intera giornata di lavoro – nel modo in cui la gente comincia a sorridere e accalcarsi nei bar per bere qualche bicchiere con amici e colleghi, voci stanche e soffici che si mischiano in un brusio indistinto, così assurdamente familiare, come una sorta di ninna-nanna.
La sera è anche il momento in cui, in dormitorio, dopo ore intense passate a perfezionare coreografie, finiscono per gravitare tutti verso il soggiorno come calamite che non riescono a dividersi nemmeno dopo anni passati insieme – e allora Yoongi propone di ordinare cibo d’asporto mentre esamina con finto interesse l’interno del frigo, Hoseok ha già tirato fuori il cellulare per prenotare e Namjoon ricorda a tutti del nuovo presunto regime alimentare che dovrebbero seguire ma gli trema la voce nel momento esatto in cui Seokjin comincia ad elencare tutti i piatti disponibili, un sorriso beffardo in viso, e quindi finisce per ordinare due porzioni di jjajangmyeon incolpando gli hyung di aver complottato contro di lui. Così si ritrovano tutti a bere soju e mangiare pollo attorno ad un tavolo, Jimin che insiste ad imboccare Taehyung e Jungkook che fa il giro per rubare equamente un pezzo di hotteok a ognuno, esercitando il suo illimitato potere da maknae.
E non capita spesso, di cenare insieme, perché gli orari raramente coincidono e la stanchezza non è affatto clemente, ma quando succede Taehyung sente di non poter provare felicità più grande di questa, nello stare seduto a gambe incrociate e vederli urlarsi affettuosamente contro su chi ha versato la birra sul tavolo e su metà della maglia di Seokjin.
È per questo che, anche adesso che è tutto silenzioso perché è tardi e gli altri sembrano essersi tutti ritirati nelle loro camere, Taehyung continua a sentire un bel calore attraversargli tutto il corpo, complici il buon cibo e le risate un po’ ubriache degli hyung che ancora gli risuonano in testa e lo fanno ridacchiare mentre si sistema sotto le coperte.
È il rumore di qualcuno che bussa alla porta della camera, soffice, a farlo sedere sul materasso in fretta.
“Tae-hyung–”
Taehyung sorride. La sera è il suo momento preferito, sì, anche per questo: perché Jungkook entra senza aspettare che Taehyung gli dica qualcosa, ha i capelli arruffati dalla doccia che così sembrano ancora più morbidi del solito, gli occhiali grandi sul naso, residuo delle sue ultime partite ad Overwatch, una maglia oversize che gli pende dalle spalle muscolose – e Taehyung si è sbagliato, può eccome provare una felicità più grande anche solo guardando Jungkook avvicinarsi al letto silenziosamente, senza sedersi se non quando Taehyung batte la mano tra le lenzuola accanto a lui in un invito muto.
Il fatto è che Jungkook sta imparando lentamente, giorno dopo giorno, a richiedere le attenzioni che ha spesso faticato a domandare, dettando il suo tempo, i suoi spazi, ma Taehyung ha notato qualcosa che lo rende forse un po’ orgoglioso, egoisticamente – perché lo vede spesso, durante il giorno, litigare giocosamente con Jin finché non sono entrambi esausti e senza fiato dalle risate, e vede spesso anche Hoseok e Jimin coinvolgerlo in una coreografia improvvisata e stupida, o, ancora, Yoongi e Namjoon annuire affettuosamente quando Jungkook chiede loro un aiuto per le sue nuove idee. Ma quando cala il buio, ecco, Jungkook bussa solo alla stanza di Taehyung. È come se anche Jungkook riuscisse a percepirla, quella tranquillità che Taehyung ha sempre notato in queste ore, quella solitudine cheta che si trasforma presto in un bisogno assordante di contatto – e allora questo è diventato il momento giusto, nell’oscurità della notte, per lasciarsi andare.
E, a volte, si tratta di parole sussurrate all’orecchio, Jungkook che gli morde la spalla mentre si stringe a lui, le sue mani dappertutto, sui fianchi di Taehyung, sulle sue cosce, tra i capelli a tirarli per incontrare il suo sguardo fremente, le dita febbricitanti che gli accarezzano il corpo e ricevono in risposta piccoli gemiti soffocati; a volte si tratta della necessità di averlo vicino, sentirlo addosso con smania dolce, così dolce che Taehyung sorride sempre, il giorno dopo, mentre si sfiora allo specchio i marchi che Jungkook gli ha lasciato sulla pelle e che ha poi lenito per il resto della notte. Ma a volte, come oggi, si tratta semplicemente di Jungkook che si distende senza parlare, accanto a lui, e gli intima di fare lo stesso, le luci fievoli fuori dalla finestra che illuminano i suoi lineamenti sottili.
A Taehyung tutto questo ricorda il periodo prima del debutto, quand’erano ancora solo dei novellini e la paura di non farcela li divorava dall’interno. A quei tempi era Taehyung che cercava rifugio nei letti dei suoi hyung, quasi ogni giorno dopo il tramonto nella speranza di essere accolto, ma era Jungkook l’unico a cercare rifugio in Taehyung. E non sa perché, forse per la poca distanza tra le loro età, ma Jungkook una sera si era arrampicato sul letto a castello fino al suo materasso, e l’aveva guardato, con quegli occhi enormi e lucidi e una mano a stringere la manica del pigiama; Taehyung aveva capito e gli aveva fatto posto tra le lenzuola e aveva cominciato a mormorare storielle divertenti di quando viveva a Daegu, del modo in cui aveva distrutto il raccolto di suo padre un’estate correndo tra i campi – perché era ingombrante, nel petto di Jungkook, la mancanza di casa. Ma forse, aveva pensato, se avesse sentito la stessa nostalgia nella voce di Taehyung allora si sarebbe sentito meno solo e, magari, avrebbe saputo con chi condividere questo dolore e le sue spalle sarebbero state più leggere, l’indomani, in sala prove. Alla fine Taehyung l’aveva abbracciato e si erano addormentati stretti, il naso di Jungkook affondato nella maglia di Taehyung, il suo respiro caldo a cullarlo per tutta la notte.
Adesso, però, a differenza di quella volta, è Jungkook a tenerlo tra le braccia, e Taehyung ha il viso nascosto nell’incavo del suo collo – respira il suo profumo familiare ma che non appartiene più al ragazzino spaventato di qualche anno fa, no, Jungkook ora è un uomo, inchiostro fresco sulla pelle, e non ha più bisogno di racconti stupidi per alleviare l’angoscia. Eppure, per qualche strano motivo, continua a cercare Taehyung, con tutta la forza che la loro vita concede.
Come adesso, Jungkook con le mani immerse tra i suoi capelli e come onde che si spingono lontane e poi si ritirano, allo stesso modo le sue dita si fanno strada tra le ciocche scure e poi rimangono ad accarezzare la punta del suo orecchio, l’orecchino che ha dimenticato di togliere, arrivano alla rasatura della nuca per poi percorrere il percorso inverso e questo ancora e ancora, un rituale segreto che si svolge nel buio della camera. Jungkook gli bacia la fronte con tenerezza, abbassa ancora il viso quando Taehyung alza lo sguardo.
“Jungkookie–”
Jungkook lo bacia sulle labbra. Mormora qualcosa che Taehyung non riesce a sentire ma sembra tanto una melodia, lenta, dolce. Solo per lui.
Your faint voice that brushes past me.
E Taehyung sente che non è cambiato molto, da quella prima volta nel letto a castello.
Please call my name just one more time.
Perché questa continua ad essere la loro fuga silenziosa, anche dopo anni.
Though I’m standing under the frozen sunset.
E non importa che si nasconda alla luce della luna, perché Taehyung si è sbagliato di nuovo.
I will walk towards you, one step at a time.
Still With You.
È Jungkook, e Jungkook soltanto, la sua felicità più grande.